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Summer School of the Academy of Margins 2026 ITA

20.–26.07.2026, Topolò/Topolove

Scopri cosa succede il 25 e 26 luglio — clicca qui per il programma completo!
Tutti gli eventi in questi due giorni sono pubblici, aperti a tutti e ad ingresso libero.




con May Abnet ✼ Margherita Autorino ✼ Filippo Berta ✼ Giorgia Chiarion ✼ Zoe Francia Lamattina ✼ Yoojin Lee ✼ Ida Malfatti ✼ Ido Nahari ✼ Andrea Pizzini ✼ Linsey Rendell ✼ Kata Szász-Komlós ✼ Cassandre Tornay ✼ Alexandra Valahu ✼ Beatrice Zerbato




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Introduzione: Accademia dei margini

L’Accademia dei margini è un progetto a lungo termine avviato da Robida nel 2022: è concepita come una piattaforma di apprendimento che stimola un apprendimento collaborativo e discorsivo, che si fonda sull’intimità e sul radicamento territoriale; qui i “margini” non rappresentano soltanto il luogo in cui si svolge il progetto, ma ne costituiscono anche il contenuto, inteso nella sua accezione più ampia.
L’Accademia dei margini trasforma Topolò/Topolove (Italia) in un luogo di apprendimento dove mettere in relazione saperi diversi, portati in paese da ricercatori, docenti, attivisti e artisti che entrano in contatto con il luogo e il paesaggio, lasciandosene trasformare. I contenuti sono radicati nel luogo: vi si adattano e attraverso di esso si evolvono. Il contesto smette di essere semplice sfondo per diventare parte attiva nello sviluppo di riflessioni, domande e articolazioni del sapere.

Sin dal primo anno, l’Accademia dei margini ospita anche una sua scuola estiva. Ogni edizione ha sperimentato modelli pedagogici differenti, spaziando dai ruoli tradizionali di insegnante e studente a formati orizzontali e co-creati. Promuovendo relazioni tra persone, luogo e teorie, l’Accademia esplora come ecologia, arte e pensiero possano diventare indistinguibili dalla vita stessa.
Partecipare alla scuola estiva dell’Accademia dei margini significa unirsi alle ricerche, agli interrogativi, ai dubbi e alle sperimentazioni del collettivo, condividendo al contempo la vita quotidiana di Robida!

Il programma della summer school dell’Accademia dei margini 2026 ruoterà attorno a uno dei temi più temuti e affascinanti per Robida, sia sul piano teorico che su quello pratico: le rovine.


Contesto: Zetova hiša

Nel 2025 abbiamo acquistato un rudere. Come ogni casa a Topolò, è chiamata con il nome della famiglia a cui apparteneva: Zetova hiša. Spesso la chiamiamo anche con il cognome del suo ultimo abitante, Gubana. L’abbiamo comprata per salvarla da altri acquirenti che avrebbero potuto avere progetti potenzialmente disastrosi, ma anche perché la Zetova hiša è stata da sempre luogo di nostri sogni e piccole azioni concrete. Anni fa abbiamo occupato il suo cortile, tagliando la vegetazione incolta e trasformandolo in un orto, umile e disordinato. Poi abbiamo piantato alcuni alberi da frutto. Abbiamo provato a trasformare una delle cantine in un pollaio, ma l’operazione è fallita rapidamente: tutte le galline sono state mangiate da una volpe che aveva trovato un varco per entrare nella stanza. Quest’anno abbiamo installato tre arnie nella parte alta del giardino.

Trascorriamo il tempo soprattutto attorno alla casa: piantando, seminando, tagliando i tenaci rami delle robide (rovi) che ricrescono ogni mese, sistemando il compost, raccogliendo le piante che abbiamo coltivato e quelle spontanee. Ci ritroviamo nello spazio adiacente alla casa, dato che l’edificio stesso è troppo pericoloso per essere utilizzato o per entrarvi.

Nel 2019, Janja ha incluso la Zetova hiša nella sua tesi di laurea magistrale in architettura dedicata a Topolò, proponendo di trasformarla in un soggiorno comune per la comunità. Nel 2021 abbiamo organizzato un piccolo simposio sulle residenze d’artista e la casa è diventata un centro di riflessione sull’abitare e sugli spazi condivisi. Ne abbiamo ripensato la funzione immaginandola come una cassetta degli attrezzi o un coltellino svizzero: uno spazio flessibile capace di accogliere diverse possibilità. Abbiamo continuato a concepirla come un futuro spazio comune dove conservare libri e guardare film d’inverno, come studio, luogo di residenza o laboratorio.

Ma al di là dello specifico rudere che abbiamo acquistato, il tema ci interessa perché l’intero paese di Topolò/Topolove e il paesaggio circostante possono essere considerati come una “non-ancora-rovina”. Molti edifici sono abbandonati da decenni e sono sull’orlo del crollo. Il bosco rigoglioso ha ormai invaso i campi terrazzati un tempo coltivati: attraversando il bosco si scopre l’archeologia rurale di Topolò, con i muri a secco che tracciano linee orizzontali nel paesaggio, oggi nascosti da alberi ed edera. Anche la cultura locale – materiale e immateriale, come il dialetto sloveno, gli antichi toponimi, i canti e i riti – è una quasi-rovina che cade lentamente nell’oblio, perdendo frammenti a ogni scomparsa di un membro anziano della comunità.

Conosciamo la fragilità delle rovine e il senso di dolore che le avvolge. Non le idealizziamo osservandole da lontano, ma restiamo loro accanto; le troviamo belle e cerchiamo di far tesoro dei loro insegnamenti.


Il tema: Prendersi cura delle rovine

Durante la scuola estiva, ci soffermeremo su parole che ruotano attorno alla nozione di rovina, come erosione, alterazione atmosferica, decadimento, decomposizione, disintegrazione, dissoluzione, crollo, resa. Ma anche su parole che rifiutano di lasciare che la rovina diventi l’unica storia possibile: riparazione, desiderio, sogno, riattivazione e resistenza.

Definiamo “prendersi cura” la pratica di muoversi tra queste parole. Prendersi cura significa restare vicini a ciò che è esposto alla rovina, al decadimento, all’interruzione e al cambiamento, senza distogliere lo sguardo dalla perdita, ma anche senza permettere che essa diventi l’unico orizzonte. È un modo di abitare l’instabilità coltivando al contempo ciò che persiste, ciò che resiste, ciò che sogna e ciò che continua a comporre mondi, nonostante la loro fragilità.

La scuola estiva dedicata al prendersi cura delle rovine offrirà tempo e spazio per esplorare queste questioni attraverso workshop, passeggiate, sessioni di ascolto, letture, sperimentazioni sul campo e pasti condivisi. Il percorso di ricerca si articolerà secondo tre prospettive interconnesse: rovine ecologiche, rovine costruite e rovine culturali.


Siti tematici

1. Rovine ecologiche

Quali lezioni di abbandono e abbondanza ci offrono le rovine-prati?

Nel cuore del fitto bosco, ci imbattiamo nelle rovine di paesaggi passati. Esse appaiono come rivelazioni – improvvisi squarci di luce nel bosco scuro che attraversiamo: radure, tracce di antichi prati. Sono ancora ricoperte d’erba o abitate da vecchi alberi da frutto. La scrittrice Maria Sledmere, riflettendo sui prati nel suo libro Midsummer Song (2024), scrive che “fare prato significa essere in lutto e sognare” (to meadow is to go into mourning and dream). Forse essere in lutto e sognare è anche ciò che tutte le rovine ci chiedono: non trascurare il motivo della loro comparsa, comprenderne la genealogia, piangere e onorare le loro vite precedenti, ma allo stesso tempo non concentrarsi esclusivamente su quella che Eve Tuck e K. Wayne Yang descrivono come la “traiettoria teleologica di dolore, rottura e riparazione” nel loro testo R-Words: Resisting Research (2014). Le rovine ci chiedono invece di dedicare spazio al desiderio e al sogno.

In queste ecologie minute – in un lembo d’erba improvviso nel bosco, accanto all’ultimo albero da frutto che resiste tra i rovi, in un prato ostinatamente falciato, vicino alla traccia di un vecchio giardino o a una vite un tempo coltivata che si espande liberamente sul terreno – incontriamo le rovine come luoghi in tensione tra abbandono e abbondanza.

Questa prospettiva apre possibilità di confronto concreto con la vegetazione spontanea che cresce tra queste rovine erbose: esplorazioni botaniche, esercizi di scrittura, esperimenti di ascolto, olfatto e gusto, nonché riflessioni sulla perdita ecologica e su pratiche riparative provenienti da altri contesti.

2. Rovine costruite

Le rovine sono forse le tracce materiali di un modo di vivere ormai scomparso? Potremmo interpretarle come archivi silenziosi, capaci di raccontare storie di gesti, tecniche costruttive e modi di essere che hanno plasmato un luogo?

Negli ultimi decenni, la popolazione umana di Topolò è diminuita costantemente, dando origine a una proliferazione di rovine. Tuttavia, questo processo è stato accompagnato anche da un graduale ripopolamento di tali spazi da parte di esseri non umani. Chi sono i nuovi abitanti delle antiche case in pietra, dei muretti a secco parzialmente crollati e dei kozolci (strutture per l’essiccazione del fieno) disseminati dentro e attorno al paese? E cosa possiamo imparare dalle relazioni simbiotiche tra il nuovo e l’antico?

Dalle antiche pratiche di spoliazione – in cui elementi di vecchi edifici venivano riutilizzati per il loro valore simbolico – alle forme contemporanee di abitare spazi abbandonati, le rovine ci interrogano su cosa preservare e cosa lasciare andare. Esistono modi di convivere con le rovine che accolgano il deterioramento, l’incompletezza e la fragilità? Come possiamo riattivare una rovina senza cancellarne le stratificazioni e le contraddizioni?

Questa prospettiva si concentra sui processi di costruzione e decostruzione, sulle pratiche di restauro, sulle culture materiali, sugli esercizi di deliberata incompletezza e sulle riflessioni riguardanti le tecniche costruttive vernacolari e i sistemi di sapere in esse racchiusi. Mette in relazione la realtà di Topolò con altri casi specifici, esaminando criticamente il destino delle rovine altrove e riflettendo sulla permanenza e sulla trasformazione di forme di abitare ormai obsolete.

3. Rovine culturali

Cosa accade quando i mondi scompaiono – e come possiamo resistere alla loro scomparsa?

La rovina esplorata durante questa Summer School non è solo materiale, ma anche culturale, linguistica e politica. I dialetti svaniscono, i rituali si dissolvono e i mondi vitali collettivi vengono trasformati dall’emigrazione (forzata), dai confini e dalle loro violente riconfigurazioni, dalle guerre, dalle pulizie etniche e dai genocidi, dalla standardizzazione, dalle pratiche estrattive e dalle altre istanze della “tempesta” chiamata progresso – una forza che ci spinge verso il futuro mentre le macerie davanti a noi si accumulano fino al cielo, come descritto da Walter Benjamin.

Tuttavia, la rovina culturale non è solo una storia di perdita. È anche un campo complesso e articolato di resistenza, riattivazione e ostinata continuità con ciò che resta. Ci interessano le pratiche e le teorie che si confrontano con le vestigia culturali di questa tempesta: continuità spezzate, sopravvivenze parziali, rifiuti deliberati e forme di conoscenza che persistono al di fuori delle narrazioni dominanti di sviluppo e innovazione.

Questa prospettiva si misura con lingue e dialetti in via di estinzione, con rituali e narrazioni intesi come metodologie di costruzione del mondo, e con i frammenti e i resti dei sistemi culturali locali. Esplora inoltre pratiche storiche e contemporanee che resistono alla cancellazione culturale e insistono sulla possibilità di continuare in modo diverso.


Programma

Lunedì 20.07.2026

Mattina: Introductive activities
curato da Robida

Primo pomeriggio: Weave-Walking
curato da Giorgia Chiarion

Tardo pomeriggio: Little Remains
curato da Ido Nahari



Martedì 21.07.2026

Mattina: ... Words Became My Landscape
curato da Beatrice Zerbato

Primo pomeriggio: Permacultural Cartographies: Regenerative Micro-Actions for Institutional Ruinations
curato da Filippo Berta

Tardo pomeriggio: Ricacci: Small Supports for Latent Ecologies
curato da Andrea Pizzini

Sera: Tremble! A Lover Is About to Delve Into the Past
curato da Ida Malfatti e Zoe Francia Lamattina



Mercoledì 22.07.2026

Prima mattina: Weeding and Reading
curato da Robida

Mattina: Foraging Semiotics
curato da Cassandre Tornay

Primo pomeriggio: Ruin Song
curato da Kata Szász-Komlós

Tardo pomeriggio: Enclosure Stories
curato da May Abnet

Sera: Gonae-ri 1159
curato da Yoojin Lee



Giovedì 23.07.2026

Mattina: Rehearsing Repair With(in) Ruins
curato da Linsey Rendell

Pomeriggio: Altitude/Latitude Record
curato da Alexandra Valahu

Pomeriggio: Erborizzare | Armonizzare to Observe, Inhabit and Sing to the Life of the Meadow
curato da Margherita Autorino

Sera: Little Remains
curato da Ido Nahari



Venerdì 24.07.2026

Prima mattina: Weeding and Reading
curato da Robida

Mattina: Tremble! A Lover Is About to Delve Into the Past
curato da Ida Malfatti e Zoe Francia Lamattina

Pomeriggio: Ricacci: Small Supports for Latent Ecologies
curato da Andrea Pizzini



Programma pubblico

Sabato, 25 luglio

durante la mattina
Se questi muri potessero parlare
trasmissioni radiofoniche su: radio.robidacollective.com

18.00, Juljova hiša
Imagined Images
lezione di Ido Nahari
{in inglese}

19.00, Log (punto di incontro alla Juljova hiša)
Altre voci
incontro con il poeta Francesco Tomada, in dialogo con Michele Obit
{in italiano}

segue, Izba
cena collettiva

con il buio, cinema
Ida, così stonata che pure i morti si son svegliati e insieme han fatto una cantata
film di Ester Ivakič
presentato da Nika Jurman, sceneggiatrice del film
{in sloveno, con sottotitoli in italiano e inglese}



Domenica, 26 luglio

10.00, Log
Erborizzare, Armonizzare
suoni e canti, facilitati da Margherita Autorino e Giulia Prete
{in italiano e inglese}

17.00, Juljova hiša
Ripida x Ruin Song
lettura di Ida Malfatti e intervento sonoro di Kata Szász-Komlós
{in italiano}

18.00, Jakuliževa hiša
Fare utopia
presentazione del libro di Paolo Bosca
{in italiano}

19.00, cinema
Decomporre il tempo
concerto di Žiga Ipavec

segue, Izba
cena collettiva

con il buio, vecchia scuola
Leaning Into the Cracks
Un'esplorazione sonora delle crepe come spazi di possibilità
performance di Francis Sosta





Modalità: Imparare-con

Dalla seconda edizione della scuola estiva dell’Accademia dei margini, abbiamo deciso di provare a sviluppare e mettere in pratica l’idea di imparare-con (learning-with), propostoci inizialmente dal nostro amico Michael Marder.
Questa preposizione con ammette molteplici interpretazioni. Innanzitutto, è l'antonimo di senza, termine che caratterizza fortemente il processo pedagogico standard. L’aula scolastica asettica è solo una delle manifestazioni di questo senza: essa estromette chi apprende dal contesto della vita quotidiana, ambito in cui — a quanto pare — l’apprendimento non avviene né può avvenire. Come se l’apprendimento fosse solo una delle tante modalità dell’essere che un soggetto umano può assumere, modalità rigorosamente separate le une dalle altre. Tuttavia, l’imparare-con “non è una funzione prevalentemente mentale, bensì un ‘movimento’ della vita che coinvolge il soggetto umano nella sua interezza e in relazione ai vari ambienti costitutivi del mondo ecologico”, hanno scritto Carvalho, Steil e Gonzaga nell'articolo Learning from a more-than-human perspective. Plants as Teachers (2020).
Ma l’idea di imparare-con si contrappone anche alla logica dell’imparare-da, un metodo che presuppone chiaramente un’opposizione essenziale tra studente e insegnante, un’opposizione che perpetua i rapporti di potere imposti ai soggetti dal processo pedagogico standard. Imparare con, invece, significa — come scrivono Fred Moten e Stefano Harney in The Undercommons: Fugitive Planning & Black Study (2013) — “aderire all’idea che lo studio sia qualcosa che si fa insieme ad altre persone. È parlare e camminare con altri, lavorare, ballare, soffrire, o una qualche irriducibile convergenza di tutte queste cose, racchiusa sotto il nome di pratica speculativa. […] Il senso di chiamarlo ‘studio’ sta nel sottolineare che l’intellettualità incessante e irreversibile di tali attività è già presente”. Nell’imparare-con non vi è alcun richiamo all’ordine, nessuna interpellazione che assegni i ruoli di insegnante e studente, di attività e passività, di spazi dello studio e spazi del semplice esistere.
Nella quinta edizione della scuola estiva di Robida, continuiamo a proporre un approccio che vede i partecipanti agire simultaneamente come studenti e insegnanti. Tuttavia, l’imparare-con non è soltanto un gesto volto a scardinare tale opposizione binaria; è piuttosto un contesto che offre la possibilità di plasmare una nuova soggettività, aperta alle contaminazioni provenienti dall’esterno — dagli altri partecipanti, dall’ambiente, dal paesaggio e dai suoi abitanti umani e non umani. È un contesto, come hanno scritto Moten e Harney, “in cui le persone si alternano nel fare qualcosa l’una per l’altra o per gli altri, e in cui ci si lascia possedere dagli altri mentre compiono un’azione”. Lasciarsi possedere dagli altri — dalla loro alterità, dalle loro personalità peculiari, dalle pratiche quotidiane, dalle abitudini alimentari, dalla scelta delle parole e persino dai loro tic —: ecco cosa intendiamo per imparare-con.




Partner / Partnerji / Partners

Master II Livello in Environmental Humanities, Università Roma 3, Roma
Istituto per l’istruzione slovena / Zavod za slovensko izbraževanje, San Pietro al Natisone
Almanac APS, Torino
Obliquo APS, Pordenone
Associazione Topolò-Topoluove, Topolò (Grimacco)
Inštitut za slovensko kulturo / Istituto per la cultura slovena APS, San Pietro al Natisone
BAK, basis voor actuele kunst, Utrecht (NL)

In collaborazione con / V sodelovanju z / In collaboration with

Associazione/Društvo Topolò-Topoluove per l'utilizzo della Juljova hiša
Topolò, i suoi abitanti e i suoi boschi.

La summer school dell'Accademia dei margini è un progetto di Robida supportato da Regione Friuli Venezia Giulia e Ufficio per gli sloveni nel mondo e oltreconfine del governo sloveno.

Poletna šola Akademije margin je del projekta Akademija margin za leto 2026, ki nastaja ob finančni podpori Dežele Furlanije - Julijske krajine in Urada Vlade republike Slovenije za Slovence v zamejstvu in po svetu.

The Academy of Margins program is funded by the Region of Friuli Venezia Giulia and the Office of the Government Office for Slovenians Abroad.